ASEAN e Asia: la nuova geografia dell’export italiano
ASEAN e Asia: la nuova geografia dell’export agroalimentare italiano nel 2026
+48% nel Sud-Est asiatico, Corea del Sud +8,3%, un terzo della nuova domanda alimentare mondiale entro il 2034: i dati sulla svolta asiatica
Il dato che guida la classifica: ASEAN a +48%
Tra tutte le aree geografiche di destinazione dell’export italiano, i paesi ASEAN (Associazione delle Nazioni del Sud-Est Asiatico) guidano la classifica della crescita nel 2025 con un incremento del 48%, secondo i dati ISTAT di fine anno ripresi da QuiFinanza a febbraio 2026. È il tasso di crescita più alto tra tutte le macro-aree monitorate, trainato da economie in rapida espansione e dalla formazione di una classe media sempre più orientata al consumo di qualità.
Il dato si inserisce in un quadro complessivo dell’export italiano comunque positivo: su base annua 2025 la crescita è stata del +4,9% in valore e +3,6% in volume, con un incremento sia verso l’area UE (+4,7%) sia verso l’area extra-UE (+5,1%) — a conferma che la crescita non è solo nominale (legata cioè all’aumento dei prezzi) ma anche reale, in termini di volumi effettivamente venduti.
Il quadro agroalimentare 2025: 72,5 miliardi, con l’Asia nuovo motore
Il Focus On ‘Food’ di SACE conferma che l’agroalimentare italiano ha chiuso il 2025 a 72,5 miliardi di euro di esportazioni (+5%), di cui 62,5 miliardi da alimentari, bevande e tabacco e 10 miliardi da prodotti agricoli non trasformati. Un dato di prospettiva storica: tra il 2019 e il 2025 le vendite estere del comparto agroalimentare sono cresciute a un tasso annuo composto (CAGR) dell’8,1%, ben sopra il ritmo dell’export italiano complessivo, fermo mediamente al 5% — a conferma che il cibo italiano non è solo un asset identitario ma una leva macroeconomica strutturale.
Secondo SACE, il 59% delle vendite agroalimentari italiane resta diretto verso l’Unione Europea, con Germania, Francia e Stati Uniti che concentrano ancora quasi il 37% del settore. Ma la traiettoria più dinamica, secondo l’analisi, si sposta proprio verso l’Asia: la proiezione OECD-FAO citata da SACE indica che India e Sud-Est asiatico assorbiranno insieme il 39% della crescita globale dei consumi alimentari entro il 2034 — una prospettiva che rende la regione una priorità strategica, non un’opzione accessoria, per i produttori italiani con ambizioni di crescita internazionale.
Nel dettaglio dei singoli mercati asiatici per il 2025: la Corea del Sud, definita ‘la destinazione più matura del gruppo’, registra un +8,3% nelle vendite agroalimentari italiane. Il Vietnam cresce del 4,1%, un dato più contenuto ma da leggere — secondo l’analisi — come indicatore di un mercato che funge da piattaforma logistica e da ponte verso l’intero Sud-Est asiatico, più che come mercato di consumo finale isolato. L’India, pur senza un dato di crescita specifico nelle fonti disponibili, viene indicata come bacino strategico nei segmenti premium e nell’HoReCa.
L’accordo UE-Vietnam: un modello di apertura tariffaria
Un elemento normativo concreto che facilita l’espansione verso il Sud-Est asiatico è l’accordo di libero scambio UE-Vietnam, in vigore dal 2020, che prevede l’eliminazione del 99% dei dazi doganali e la protezione delle indicazioni geografiche europee — comprese quindi le DOP e IGP italiane. Questo impianto normativo agevola concretamente l’export agroalimentare, pur convivendo con difficoltà pratiche persistenti: autorizzazioni sanitarie, tempi amministrativi, gestione della temperatura controllata durante il trasporto, affidabilità degli importatori locali e formazione del canale della ristorazione.
SACE segnala inoltre che la diversificazione dei mercati di destinazione rappresenta oggi la principale leva di crescita internazionale per le imprese del comparto agroalimentare, anche alla luce dei recenti accordi commerciali siglati dall’Unione Europea con i paesi del Mercosur, con l’India e con l’Australia — tutti accordi che prevedono riduzioni tariffarie sui prodotti agroalimentari e che ampliano ulteriormente il ventaglio di mercati accessibili con condizioni favorevoli.
Singapore come hub: il modello di ingresso nella regione
Diverse analisi di settore convergono sull’identificare Singapore come porta d’accesso privilegiata all’intera area ASEAN per le imprese italiane. Secondo la Guida ai mercati del Sud-Est Asiatico dell’Agenzia ICE, citata da Best Tech Partner, Singapore offre infrastrutture avanzate, un sistema normativo consolidato, regimi fiscali agevolati e una rete di trattati contro le doppie imposizioni particolarmente favorevole — elementi che la rendono la piattaforma ideale per le PMI italiane che devono gestire tesoreria e logistica regionale in un ambiente normativo trasparente e prevedibile.
Le previsioni di EY-Parthenon per il 2026 indicano una crescita dell’area Sud-Est asiatica intorno al 4,2%, confermandola come una delle frontiere più promettenti per il Made in Italy nonostante un contesto globale segnato da forti tensioni geopolitiche. La crescita dei consumatori dell’area è alimentata da una classe media in espansione che, secondo le stesse analisi, ricerca specificamente qualità e autenticità — valori che il prodotto italiano è naturalmente posizionato a offrire.
Una fragilità da gestire: la dipendenza da pochi mercati
Un’analisi di Idea Export sull’export italiano 2026 introduce un elemento di cautela che vale la pena considerare: nonostante il risultato complessivo positivo (l’Italia ha raggiunto circa 643 miliardi di euro di export totale nel 2025, +5% annuo), il sistema mostra una fragilità strutturale — quasi una PMI italiana su due esporta verso un solo paese, spesso europeo. Un modello efficiente in condizioni di stabilità, ma rischioso in un contesto internazionale caratterizzato da tensioni geopolitiche e politiche commerciali mutevoli.
Questo dato rafforza, da una prospettiva diversa, l’argomento a favore della diversificazione verso l’Asia: le imprese italiane che dipendono da un unico mercato di destinazione sono esposte a shock specifici — come dimostrato dall’impatto dei dazi USA sull’export agroalimentare nel 2025-2026 — mentre una presenza distribuita su più mercati, incluso il Sud-Est asiatico in forte crescita, riduce questo rischio di concentrazione.
Cosa significa per un produttore che valuta l’espansione in Asia
I dati raccolti suggeriscono alcune indicazioni operative per chi valuta l’ingresso nei mercati asiatici. Primo: il dato del +48% dell’export verso l’ASEAN nel 2025 non è un fuoco di paglia isolato, ma si inserisce in una proiezione strutturale di lungo periodo (India + Sud-Est asiatico al 39% della crescita globale dei consumi alimentari entro il 2034) che giustifica un investimento pianificato, non opportunistico.
Secondo: la Corea del Sud, con il suo +8,3% nel 2025, è indicata come il mercato asiatico più maturo per i prodotti italiani di qualità — probabilmente il punto di ingresso con minore curva di apprendimento rispetto a mercati come il Vietnam o l’India, ancora in fase di strutturazione della domanda.
Terzo: Singapore emerge con chiarezza come hub logistico e commerciale da cui presidiare l’intera regione, piuttosto che tentare ingressi diretti e frammentati in ciascun singolo mercato ASEAN — una strategia che ottimizza le risorse commerciali anche per i produttori industriali italiani di dimensioni consolidate, evitando di disperdere investimenti in ingressi frammentati mercato per mercato.
Quarto: gli accordi di libero scambio già in vigore (UE-Vietnam) o recentemente siglati (Mercosur, India, Australia) vanno considerati attivamente nella pianificazione dei costi di ingresso, perché modificano in modo sostanziale la competitività di prezzo dei prodotti italiani rispetto a quelli di paesi terzi non coperti da analoghi accordi tariffari.
Fonti
QuiFinanza, ‘Export italiano in aumento, dove il Made in Italy è più venduto all’estero’ (dati ISTAT dicembre 2025, pubblicato febbraio 2026). Borsa Italiana/Teleborsa e La Chirico, ‘Agroalimentare italiano, export a 72,5 miliardi nel 2025: Asia nuovo motore di crescita’ (dati SACE, maggio 2026). Sbircia la Notizia, ‘Export agroalimentare italiano, perché Corea del Sud, Vietnam e India pesano già sulla strategia 2026’ (maggio 2026). Tinexta Innovation Hub, ‘ASEAN, la nuova rotta per l’export italiano’. Best Tech Partner, ‘Mercato Sud Asia 2026’ (dati EY-Parthenon, Agenzia ICE, maggio 2026). Idea Export, ‘Export italiano 2026: crescita record e nuove fragilità da gestire’ (maggio 2026).
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