Agroalimentare italiano al 2027: gli scenari Cerved

Agroalimentare italiano al 2027: gli scenari Cerved e perché i prodotti da forno sono tra i più resilienti

Due proiezioni, uno scenario base e uno avverso: cosa cambia per il settore in base all’evoluzione geopolitica

196,4 miliardi di euro: la dimensione del sistema agroalimentare italiano

Secondo un’analisi di Cerved pubblicata a maggio 2026, nel 2024 il sistema agroalimentare italiano ha generato 196,4 miliardi di euro di ricavi complessivi, confermandosi una delle principali piattaforme industriali del Paese per dimensioni e capacità di presidio dei mercati internazionali. Il settore ha superato nel 2025 i 73 miliardi di euro di export — uno dei pilastri dell’economia italiana.

La struttura della filiera si presenta però fortemente asimmetrica, secondo l’analisi: le attività a monte — agricoltura, allevamento e prima trasformazione — rappresentano oltre il 50% delle imprese del settore, ma producono meno del 6% del fatturato complessivo. Al contrario, l’industria alimentare e delle bevande, pur con una base imprenditoriale più ridotta, concentra la quasi totalità del valore economico generato lungo la filiera.

Un dato che merita attenzione riguarda la dipendenza dalle importazioni: nel 2025, la penetrazione dell’import sul mercato interno italiano ha raggiunto il 28,8%, con livelli particolarmente elevati in alcuni comparti specifici — pesca e acquacoltura (circa 90%), oli e grassi (73%), cereali (56%) e carni rosse (oltre 56%). Un dato che ridimensiona la narrazione di un’Italia agroalimentare completamente autosufficiente.

Due scenari al 2027: la variabile geopolitica

L’elemento più interessante dell’analisi Cerved è la costruzione di due scenari alternativi per il 2027, entrambi condizionati dall’evoluzione delle tensioni geopolitiche internazionali, in particolare in Medio Oriente. Non si tratta di previsioni puntuali ma di proiezioni condizionali, che dipendono da variabili non completamente sotto il controllo delle imprese del settore.

Nello scenario base — caratterizzato da una stabilizzazione delle tensioni entro la metà del 2026 — il fatturato del settore agroalimentare italiano rimarrebbe sostanzialmente stabile, con una crescita media annua intorno al +0,16%. Un dato modesto ma positivo, che riflette un settore maturo più che in forte espansione.

Nello scenario più avverso — con il protrarsi delle tensioni e l’introduzione di ulteriori misure protezionistiche — Cerved stima invece una contrazione cumulata di circa -1,1%, con impatti più marcati nei settori ad alta intensità di input importati e maggiore esposizione ai mercati internazionali, come carni rosse, mangimi, cereali e bevande alcoliche.

I prodotti da forno tra i comparti più resilienti

Il dato più rilevante per chi opera nel settore bakery riguarda l’identificazione, da parte di Cerved, dei comparti più resilienti in entrambi gli scenari. Secondo l’analisi, i settori orientati all’export e con un posizionamento premium — tra cui esplicitamente gelati e surgelati, alimenti per l’infanzia, pasta, prodotti da forno e caffè — sono indicati come i più resilienti, capaci di sostenere la propria performance anche in uno scenario economico più difficile.

Questa resilienza non è casuale, ma deriva da caratteristiche strutturali che l’analisi individua chiaramente: una forte capacità di export, che diversifica il rischio rispetto alla sola domanda interna, e un posizionamento premium, che consente margini più solidi anche in presenza di aumenti dei costi di produzione o di pressioni inflazionistiche.

Al contrario, i comparti più vulnerabili nello scenario avverso condividono caratteristiche opposte: alta intensità di input importati (in particolare materie prime soggette a shock di prezzo internazionali) e maggiore esposizione diretta ai mercati esteri più instabili.

L’export come motore competitivo: 32,6% del fatturato

Un dato che colloca l’export in una posizione sempre più centrale per il settore: nel 2025 le esportazioni agroalimentari italiane, pari a 73,3 miliardi di euro, hanno rappresentato il 32,6% del fatturato complessivo del settore — una quota in crescita significativa rispetto al 24,8% del 2016. In meno di dieci anni, l’export è passato da circa un quarto a quasi un terzo del fatturato totale del comparto.

I comparti più orientati all’estero — tra cui riso, oli e grassi, vino, pasta e prodotti da forno — mostrano anche, secondo Cerved, le migliori performance in termini di crescita e capacità di difesa dei margini. I principali mercati di destinazione restano Germania, Francia e Stati Uniti, che assorbono insieme circa il 37% dell’export, seguiti da Regno Unito e Spagna.

Gli investimenti come segnale di fiducia nel futuro del settore

Un dato citato dal Ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida in occasione della presentazione del Rapporto ISMEA 2025 offre un ulteriore elemento di ottimismo strutturale: gli investimenti nel settore agroalimentare italiano sono cresciuti del 43,5% — un dato che il Ministro definisce indicativo di ‘un modello di sviluppo che ricerca non il consenso di oggi, ma i risultati per l’Italia del domani’.

Il Rapporto ISMEA conferma inoltre che nel decennio 2015-2024 gli investimenti in termini reali sono aumentati in tutti i settori, incluso quello agricolo (+31,9%), con una crescita degli investimenti agricoli italiani nel decennio 2014-2023 molto più elevata della media UE (+43,9% contro +10,2%), superiore anche a quella di Francia e Spagna, e in controtendenza rispetto al calo registrato in Germania.

Sul fronte occupazionale, un altro segnale positivo: l’occupazione nell’industria alimentare italiana è cresciuta di oltre l’11% dal 2015, mentre a livello europeo l’agricoltura ha visto un calo occupazionale del 17% nel decennio — un dato che colloca l’Italia in controtendenza rispetto alla media UE, con un settore che continua a creare lavoro mentre altrove si contrae.

Cosa significa per chi pianifica investimenti nel bakery

I dati raccolti offrono alcune indicazioni strategiche per chi opera o vuole investire nel settore dei prodotti da forno. Primo: l’identificazione esplicita del comparto bakery tra quelli più resilienti in entrambi gli scenari Cerved (base e avverso) è un segnale di affidabilità per chi valuta investimenti di medio-lungo periodo nel settore — un comparto che regge sia in condizioni favorevoli sia in condizioni economiche più difficili.

Secondo: la combinazione di export forte e posizionamento premium — le due caratteristiche che secondo Cerved distinguono i comparti resilienti — è esattamente la strategia che i produttori di prodotti da forno italiani dovrebbero perseguire attivamente, non un risultato automatico garantito dalla sola appartenenza alla categoria merceologica.

Terzo: la crescita della quota export sul fatturato totale (dal 24,8% al 32,6% in meno di un decennio) conferma che l’internazionalizzazione non è più un’opzione strategica tra le tante, ma la direzione strutturale verso cui si sta muovendo l’intero settore agroalimentare italiano — chi non investe in questa direzione rischia di restare indietro rispetto ai concorrenti che lo fanno.

Quarto: l’incertezza legata allo scenario geopolitico (differenza di 1,26 punti percentuali di crescita cumulata tra scenario base e scenario avverso) suggerisce l’importanza di una diversificazione geografica dei mercati di destinazione — un tema affrontato in dettaglio in altri approfondimenti di questa serie sull’export verso l’Asia e sui mercati alternativi agli Stati Uniti.

Fonti

Cerved, ‘Agroalimentare italiano tra leadership industriale e stress geopolitico: crescita selettiva fino al 2027’ (maggio 2026). Pianeta PSR, ‘Agroalimentare, Rapporto ISMEA: settore trainante per l’economia nazionale’ — Rapporto ISMEA 2025 presentato il 3 dicembre 2025 alla presenza del Ministro Francesco Lollobrigida. ITS Academy Agroalimentare, ‘Agroalimentare italiano 2025: numeri chiave, trend e prospettive’ (gennaio 2026).

Delizie Bakery — Cherasco (CN) — info@deliziebakery.com