Snackification: i dati dietro la destrutturazione dei pasti
Snackification: i dati reali dietro la destrutturazione dei pasti nel 2026
Dal report ‘State of Snacking’ ai dati SIAL: come sta cambiando il modo in cui mangiamo e cosa significa per il bakery
Un mercato da 680 miliardi di dollari: le dimensioni dello snacking globale
Il mercato globale degli snack ha raggiunto un valore di 680 miliardi di dollari nel 2024, con una crescita del 3,7% rispetto al 2023, secondo il rapporto World Market for Snacks 2024 di Euromonitor International, ripreso da Gambero Rosso. Il Nord America guida le vendite globali con il 28% del totale, seguito dall’area Asia-Pacifico con il 23%.
Il fenomeno alla base di questa crescita ha un nome preciso, ormai entrato nel linguaggio degli analisti di settore: ‘snackification’ — la sostituzione progressiva dei pasti tradizionali con una sequenza di spuntini durante la giornata. Secondo un sondaggio dell’International Food Information Council (IFIC) del 2024, il 56% delle persone dichiara di sostituire abitualmente i pasti con spuntini o porzioni ridotte — un dato che, secondo diverse fonti giornalistiche, arriva proprio dai paesi anglosassoni per poi diffondersi globalmente.
Il report ‘State of Snacking’: i numeri sulla consapevolezza
Il rapporto annuale ‘State of Snacking’, una delle ricerche di settore più seguite sul comportamento dei consumatori nello snacking, offre alcuni dei dati più dettagliati disponibili sul comportamento dei consumatori nello snacking. Secondo l’edizione più recente, il 69% dei consumatori globali cerca attivamente snack con porzioni controllate, mentre il 96% dichiara di adottare comportamenti di ‘mindful snacking’ — consumo consapevole.
Altri due dati del report meritano attenzione: il 79% dei consumatori concorda sul fatto di apprezzare maggiormente gli snack quando li consuma in modo consapevole, e l’81% dichiara di prestare attenzione all’esperienza sensoriale del proprio snack — gusto, sapore, consistenza — piuttosto che limitarsi a un consumo distratto. Come rileva il report, i consumatori ‘stanno facendo scelte più intenzionali su come gustano i loro snack preferiti’, in un bilanciamento tra piacere e benessere che guida un’alimentazione sempre più consapevole.
Un dato più risalente ma spesso ancora citato (dal report State of Snacking 2021) indica che il 72% delle persone cerca opzioni di snack a porzioni controllate — un valore molto vicino al 69% più recente, a conferma che il fenomeno non è una fiammata recente ma una tendenza consolidata negli ultimi anni.
L’Italia: quasi un italiano su due mangia snack salati ogni settimana
Un’indagine ANSA pubblicata a luglio 2026 fotografa il consumo di snack in Italia con un livello di dettaglio insolito: il 45% degli italiani consuma snack salati almeno una volta alla settimana, il 34% dolciumi e caramelle, il 31% merendine, il 20% barrette proteiche e il 16% bevande energetiche.
Un dato interessante riguarda la crescente consapevolezza dei rischi: secondo la stessa indagine, tre italiani su quattro dichiarano di essere pronti a rinunciare alle barrette proteiche (75%) e alle bevande energetiche (75%), mentre oltre sette su dieci eliminerebbero merendine (71%) e dolciumi (71%). La quota di chi rinuncerebbe agli snack salati è più contenuta ma comunque maggioritaria, al 63% — un dato che suggerisce che lo snack salato tradizionale gode di una maggiore ‘legittimità’ percepita rispetto ad altre categorie di spuntini.
Una fonte diversa (Fashion Times, maggio 2026) riporta che 8 italiani su 10 consumano uno spuntino quotidiano, soprattutto al momento della merenda, con una preferenza dichiarata per yogurt e frutta secca rispetto al junk food — un’indicazione che, almeno nelle intenzioni dichiarate, il consumatore italiano orienta le proprie scelte di snacking verso opzioni percepite come più equilibrate.
SIAL 2026: la destrutturazione dei pasti e il ruolo della distribuzione moderna
L’analisi dei trend SIAL 2026 — la fiera internazionale dell’agroalimentare — inquadra la snackification come parte di un fenomeno più ampio di destrutturazione dei tre pasti principali della tradizione europea, alimentato dal consolidamento del telelavoro e da stili di vita orientati alla praticità. I dati SIAL Insights indicano una leggera flessione dei pranzi tradizionali a favore di una proliferazione di micro-momenti di consumo: la colazione si diversifica, mentre crescono le pause pomeridiane e lo snacking in movimento.
Un dato specifico e particolarmente rilevante per la distribuzione: secondo SIAL, gli snack all’interno del canale retail crescono a un ritmo doppio rispetto alla ristorazione fuori casa (HoReCa) — un segnale che il retail si sta affermando come attore di primo piano nel segmento del consumo on-the-go, sviluppando internamente soluzioni porzionate e pack pratici che un tempo erano prerogativa della ristorazione.
SIAL segnala anche l’emergere di una nicchia specifica legata alla diffusione dei farmaci GLP-1 per il controllo del peso (come Ozempic e simili): questi utilizzatori richiedono prodotti con porzioni rigorosamente controllate e profili nutrizionali specifici, aprendo una categoria di prodotti definiti ‘companion’ — letteralmente ‘compagni’ — ad alto valore aggiunto. Lo stesso tema emerge in un’analisi di Life&People (maggio 2026), secondo cui oltre la metà dei consumatori ammette di sostituire regolarmente il pranzo o la cena con una sequenza di snack curati — descritta come ‘un mosaico personale, un compromesso intelligente tra la necessità della misura e il mantenimento dell’esperienza edonistica’.
Le risposte dell’industria italiana: alcuni esempi recenti
L’industria dolciaria e alimentare italiana sta adattando l’offerta a questo scenario con lanci mirati: alcuni produttori hanno introdotto linee di wafer senza zuccheri aggiunti pensate per il consumo on-the-go, mentre altri hanno ampliato le proprie gamme di merende da forno con formati specificamente progettati per essere porzionabili — strutture pensate per essere ideali all’inzuppo e facilmente divisibili in porzioni singole.
A Tuttofood 2026 sono stati presentati diversi lanci in questo segmento, tra cui triangoli croccanti a base di fagioli neri, non fritti e senza glutine: un esempio di come i produttori italiani stiano innovando all’interno del segmento snack salati con claim salutistici (non fritto, senza glutine) uniti alla componente gustativa.
Questi esempi confermano un pattern comune: l’innovazione nello snacking italiano si muove lungo due assi paralleli — la riduzione di zuccheri o grassi percepiti come problematici, e la componente ludica o esperienziale del prodotto, spesso comunicata attraverso il packaging e il posizionamento social.
Cosa significa per chi produce prodotti da forno
Per un produttore di grissini, biscotti o prodotti da forno salati, i dati convergono su alcune indicazioni operative. Primo: la domanda di porzioni controllate (69% secondo il report State of Snacking, 63% disposto a rinunciare comunque agli snack salati secondo ANSA) è un dato strutturale, non una moda — e il prodotto in formato monodose non è un’alternativa di nicchia ma la risposta a una preferenza maggioritaria dichiarata dai consumatori.
Secondo: la crescita degli snack nel retail a un ritmo doppio rispetto all’HoReCa (dato SIAL) indica che il canale della grande distribuzione è oggi il terreno più dinamico per l’innovazione nello snack salato — un’informazione utile per orientare le priorità commerciali di chi deve scegliere dove concentrare gli sforzi di distribuzione.
Terzo: la crescente attenzione all’esperienza sensoriale (81% secondo il report State of Snacking) rafforza, in combinazione con i dati sulla texture visti in altri approfondimenti di questa serie, l’importanza della qualità percepita del prodotto — non solo del claim nutrizionale — nella scelta dello snack.
Per il buyer GDO che deve decidere l’assortimento della categoria snack salati, il dato SIAL sulla crescita doppia del retail rispetto all’HoReCa suggerisce di trattare questa categoria come prioritaria negli investimenti di spazio a scaffale nel 2026, non come segmento maturo da gestire in automatico. Il criterio pratico per selezionare le referenze: privilegiare fornitori che offrono sia il formato monoporzione (che risponde al 69% che cerca porzioni controllate) sia una lista ingredienti trasparente, dato che il 63% dei consumatori italiani dichiara di essere pronto a rinunciare agli snack salati se non percepisce garanzie sufficienti sulla qualità.
Quarto: il consumatore italiano mostra una preferenza dichiarata per opzioni percepite come più naturali (yogurt, frutta secca) rispetto al junk food, pur consumando regolarmente snack salati (45% settimanalmente) — un’indicazione che, anche nel segmento salato, la comunicazione degli ingredienti e la trasparenza della lista ingredienti restano leve di differenziazione rilevanti.
Fonti
Euromonitor International, World Market for Snacks 2024 (ripreso da Gambero Rosso e TGCOM24, giugno 2026). International Food Information Council (IFIC), sondaggio 2024 su sostituzione pasti con snack. State of Snacking, sesto rapporto annuale ‘State of Snacking’ (ripreso da HorecaNews.it). ANSA, ‘Cibo spazzatura, quasi un italiano su due consuma snack salati una volta a settimana’ (luglio 2026). GDOWeek, ‘SIAL 2026: i 7 trend che rivoluzionano l’agroalimentare’ (2026). Fashion Times, ‘Perché in Italia è scoppiata la snack-mania?’ (maggio 2026). Life&People, ‘Food trends estate 2026’ (maggio 2026).
Delizie Bakery — Cherasco (CN) — info@deliziebakery.com


