Export agroalimentare italiano 2025-2026: dati e prospettive
Export agroalimentare italiano 2025-2026: i dati reali e cosa significano per chi vende prodotti da forno
ISMEA, Nomisma, SACE, Unione Italiana Food: una lettura dei numeri per distributori, buyer e produttori del settore bakery
Un record, ma non un numero unico: come leggere i dati sull’export agroalimentare
Chi segue le notizie sull’export agroalimentare italiano negli ultimi mesi avrà notato qualcosa di strano: le cifre cambiano a seconda della fonte. Nomisma parla di 59,3 miliardi di euro nel 2025 (+5,1%). ISMEA indica un valore vicino ai 73 miliardi. SACE, nel suo Focus On Food presentato in occasione di Tuttofood, riporta 72,5 miliardi (+5%). Il Sole 24 Ore, sempre su base ISMEA, cita un dato di 72,4-73 miliardi come nuovo record storico.
Non è un errore di nessuno: sono perimetri diversi. Nomisma misura un sottoinsieme più ristretto (probabilmente alimentare trasformato in senso stretto), mentre ISMEA e SACE includono anche la componente agricola non trasformata. Per chi opera nel B2B alimentare, la lezione pratica è questa: quando si cita una statistica sull’export, bisogna sempre specificare la fonte e il perimetro — un’abitudine che vale la pena adottare anche nella comunicazione commerciale, perché i buyer più informati la notano e la apprezzano.
Il dato su cui le fonti convergono, comunque, è la direzione: il 2025 è un anno record per l’agroalimentare italiano, con una crescita compresa tra il +5% e il +5,1% a seconda della definizione statistica utilizzata. SACE scompone questo dato nel dettaglio: 72,5 miliardi di euro totali, di cui 62,5 miliardi per alimentari, bevande e tabacco e 10 miliardi per prodotti agricoli non trasformati.
I prodotti da forno nell’export italiano: il dato specifico
Per chi opera nel bakery, il dato aggregato dell’agroalimentare serve solo fino a un certo punto. Quello che conta davvero è la performance della propria categoria merceologica. Qui i numeri sono incoraggianti e più specifici.
Secondo l’analisi SACE presentata a Tuttofood, tra i comparti che hanno trainato la crescita dell’export agroalimentare 2025 figurano ‘prodotti da forno e farinacei’ con un +3%, insieme a formaggi e latticini (+13,7%), carni (+10,4%) e altri prodotti alimentari (+12,7%). Un dato più contenuto rispetto ad altri comparti, ma comunque positivo in un anno in cui altre categorie — vino (-3,7%) e oli e grassi (-8,6%, con l’olio d’oliva addirittura a -20%) — hanno segnato un arretramento.
Un riferimento ancora più specifico viene da Unione Italiana Food, l’associazione di categoria che raggruppa i produttori di prodotti da forno italiani: nel 2024 (ultimo dato disponibile con questo livello di dettaglio) le esportazioni italiane di prodotti da forno hanno raggiunto le 886.086 tonnellate, in crescita dell’11,2% in volume, per un valore di 4.304,2 milioni di euro, in crescita del 13,3% in valore. Un dato che mostra un settore in salute, con una crescita del valore superiore a quella del volume — segno di premiumizzazione, non solo di maggiori quantità vendute.
Per contestualizzare: l’Italia è il terzo esportatore mondiale di prodotti da forno, con un valore di 4,09 miliardi di dollari nel 2023 secondo le analisi di mercato di settore — un posizionamento che conferma la rilevanza internazionale del comparto, anche se dietro a paesi con volumi industriali molto più grandi.
Europa locomotiva, Stati Uniti in frenata: l’effetto dazi
Il dato geografico più importante del 2025 riguarda la divaricazione tra i mercati. Secondo Nomisma, l’Europa si conferma il principale motore della crescita dell’export agroalimentare italiano con un +7,3%, mentre gli Stati Uniti — storicamente uno dei mercati di destinazione più importanti per il Made in Italy alimentare — mostrano un vero e proprio rallentamento, con un -4,5% nel 2025.
La causa è nota: le nuove politiche tariffarie statunitensi introdotte nel 2025 hanno avuto un effetto negativo diretto sull’export italiano verso gli USA. ISMEA, nel suo Rapporto Agroalimentare 2025, ricorda che gli Stati Uniti restano uno sbocco imprescindibile — 7,8 miliardi di euro nel 2024, trainati da vino, olio, pasta e formaggi stagionati — ma avverte che una valutazione piena degli effetti dei dazi sarà possibile solo dalla metà del 2026, quando si potranno osservare comparti, sostituibilità dei prodotti e dinamiche del cambio su un arco temporale più ampio.
Per chi vende bakery negli Stati Uniti, questo significa una cosa concreta: il mercato resta attrattivo per il posizionamento e la brand equity del Made in Italy, ma nel breve periodo i margini sono sotto pressione per via del dazio aggiuntivo, e la competitività di prezzo va gestita con attenzione. Diversi operatori del settore, di fronte a questo scenario, stanno scegliendo di consolidare la propria presenza nei mercati europei — dove la crescita è più solida — prima di investire ulteriormente sugli Stati Uniti.
All’interno dell’Europa, i mercati più dinamici secondo Nomisma sono la Polonia (+21,6%) e la Spagna (+13,0%) — due destinazioni che meritano attenzione da parte dei distributori italiani di prodotti da forno, considerato che sono mercati in cui la penetrazione dei brand italiani è storicamente più bassa rispetto a Francia o Germania, e quindi con più margine di crescita per chi entra ora.
Il mercato globale del bakery: dimensioni e traiettorie
Zoomando fuori dall’Italia, il quadro globale del settore bakery conferma un mercato in espansione strutturale. Secondo Mordor Intelligence, il mercato mondiale dei prodotti da forno vale 503,94 miliardi di dollari nel 2025 ed è previsto raggiungere 524,99 miliardi nel 2026, con proiezioni di 647,68 miliardi entro il 2031 (CAGR del 4,29% nel periodo 2026-2031).
Segmento per segmento, il pane resta la categoria dominante con una quota del 44,98% nel 2025, ma sono i prodotti da colazione a registrare la crescita più rapida, con un CAGR previsto del 5,52% fino al 2031 — un dato coerente con l’espansione del segmento colazione fuori casa e con la crescita della domanda di prodotti da forno premium per il canale alberghiero, di cui parleremo in un altro approfondimento di questa serie.
Sul fronte geografico, l’Europa deteneva nel 2025 il 32,84% della quota di mercato globale del bakery, mentre l’area Asia-Pacifico mostra il potenziale di crescita più alto, con un CAGR previsto del 5,62% fino al 2031 — trainato da urbanizzazione, aumento del reddito disponibile e crescente interesse dei consumatori più giovani per i prodotti da forno in stile occidentale.
Il canale online, pur restando minoritario, cresce più velocemente della distribuzione fisica: il segmento e-commerce del bakery è valutato 158,77 miliardi di dollari nel 2025, con un CAGR previsto del 6,6% fino al 2034 — un dato che conferma quanto l’e-commerce alimentare stia diventando un canale strutturale anche per categorie tradizionalmente legate al punto vendita fisico.
Cosa dicono i trend di consumo: la ricerca Taste Tomorrow
Oltre ai dati macroeconomici, è utile guardare ai trend di consumo rilevati direttamente dagli operatori del settore. Il programma di ricerca Taste Tomorrow — che da oltre un decennio analizza le ricerche online e le conversazioni sui prodotti da forno in sette lingue e oltre 50 mercati tramite intelligenza artificiale semantica — individua per il 2025 alcune direttrici chiare.
La prima è l’autenticità locale: la ricerca di prodotti da forno realizzati con ingredienti di provenienza locale cresce in modo marcato in diverse aree linguistiche — +40% nelle regioni cinesi, +32% in quelle anglofone, +27% in quelle germanofone. Per i produttori italiani che esportano, questo trend rafforza il valore commerciale della tracciabilità territoriale: un prodotto che può dimostrare da dove vengono i propri ingredienti e dove viene realizzato ha un vantaggio comunicativo crescente.
La seconda direttrice è il ritorno ai grandi classici: secondo Taste Tomorrow, le ricerche online sui classici della panificazione — le ricette tradizionali, senza tempo — sono previste in crescita dal 17% al 31% nel 2025, nei mercati di lingua francese, cinese, inglese, tedesca e portoghese. Un segnale che va in controtendenza rispetto alla narrativa dell’innovazione a ogni costo: il consumatore cerca sì novità, ma non a scapito dell’autenticità.
La terza è la salute intestinale: un tema amplificato da contenuti mediatici (documentari, video sui social) che sta spingendo una crescita stabile dell’interesse per prodotti da forno collegati al benessere digestivo, con picchi dell’8-9% in Cina e nei paesi di lingua portoghese.
Il mercato italiano della panetteria e pasticceria: struttura e tendenze
Sul mercato interno italiano, i dati mostrano un settore in salute ma strutturalmente frammentato. Secondo un’analisi di RegistroAziende, il fatturato delle aziende italiane di prodotti da forno e farinacei è cresciuto del 21,3%, con un valore della produzione venduta in aumento del 24,7% — dati che vanno letti anche alla luce dell’inflazione dei costi delle materie prime degli ultimi anni, ma che confermano comunque un comparto dinamico.
Il settore resta però altamente frammentato e dominato da piccole imprese, con una domanda interna fortemente legata alla tradizione e alla preferenza per il prodotto fresco: l’84,9% del mercato del pane in Italia è ancora rappresentato da prodotto fresco artigianale. Al tempo stesso, emergono tendenze verso opzioni salutistiche, personalizzabili e con packaging eco-compatibile.
Un dato pubblicato da AIBI (Associazione Italiana Bakery Ingredients) e Assitol durante SIGEP World conferma la scala del settore: nel 2024 l’Italia ha prodotto complessivamente 2 milioni di tonnellate di pane e prodotti da forno, con un mercato degli ingredienti per pane, pizza e pasticceria che ha raggiunto le 250.000 tonnellate e un export di ingredienti che ha superato le 70.000 tonnellate. Le stesse associazioni segnalano un modello emergente interessante per il settore: il ‘bakery bistrot’ — un format multifunzione che offre pane e dolci dalla colazione all’aperitivo, in risposta al calo demografico e ai cambiamenti negli orari e nelle abitudini di consumo.
Cosa significa per chi vende o distribuisce bakery italiano: alcune implicazioni pratiche
Riportare questi dati a un piano operativo aiuta a orientare le decisioni di chi lavora nella distribuzione, nell’acquisto per la GDO o nell’import-export di prodotti da forno italiani.
Primo: l’Europa, non gli Stati Uniti, è oggi il mercato con la crescita più solida e prevedibile per l’export alimentare italiano. Chi deve allocare risorse commerciali limitate tra mercati diversi ha, sui dati attuali, un argomento oggettivo per privilegiare l’espansione europea — in particolare verso Polonia e Spagna, i mercati con la crescita più marcata secondo Nomisma — rispetto a investimenti aggiuntivi immediati sul mercato USA, dove l’effetto dazi va prima assorbito e compreso.
Secondo: la crescita del valore export dei prodotti da forno italiani (+13,3% nel 2024 secondo Unione Italiana Food) superiore alla crescita del volume (+11,2%) conferma che la strada della premiumizzazione — prodotti di fascia più alta, con margini migliori — sta funzionando meglio della pura competizione sui volumi.
Terzo: i trend di consumo globali (autenticità locale, ritorno ai classici, texture come driver d’acquisto) premiano i produttori che possono raccontare una storia di territorio verificabile — origine delle materie prime, stabilimento, tradizione — più che quelli che competono solo sul prezzo o sull’innovazione fine a sé stessa.
Quarto: la crescita del canale e-commerce nel bakery globale (+6,6% CAGR) è un segnale che i distributori tradizionali non possono ignorare, specialmente per i prodotti a lunga conservazione — come grissini, biscotti e fette biscottate — che si prestano bene alla vendita online e alla spedizione internazionale.
Fonti
Nomisma / Italia del Gusto, presentazione dati export agroalimentare 2025 (giugno 2026, via Borsa Italiana e WineNews). ISMEA, Rapporto Agroalimentare Italiano 2025 e AgriMercati III trimestre 2025. SACE, Focus On ‘Food’ presentato a Tuttofood 2026 (via Stampa Parlamento). Unione Italiana Food, dati export prodotti da forno 2024. Mordor Intelligence, Bakery Products Market Report. Taste Tomorrow, ‘Le tendenze di panificazione 2025’ (report di ricerca internazionale sul bakery). RegistroAziende, Analisi di mercato panetteria e pasticceria Italia. AIBI/Assitol, dati presentati a SIGEP World 2025.
Delizie Bakery — Cherasco (CN) — info@deliziebakery.com


